Dicono di noi
11 novembre 2009

 

 

Il Piccolo parla di Oberon, il nostro progetto sull'arte digitale. Ecco il testo dell'articolo.

Cè Oberon per proteggere le nuove Gioconde digitali

il Piccolo — 11 novembre 2009 pagina 16 sezione: GORIZIA

La Gioconda, si sa, è un’opera unica. E ogni sua riproduzione – dipinto o fotografia che sia - non lascia dubbi su quale sia l’originale e quale la copia. In passato l’opera d’arte era tangibile, reale, e poco o nulla duplicabile.
Da quando si è diffusa l’arte digitale, però, sono sorte problematiche nuove che costringono a rivedere concetti quali l’unicità, la conservazione o la fruizione dell’opera da parte del pubblico. Problemi per cui servono nuove idee e soluzioni.
Su questi binari si muove Prospero, azienda di Area Science Park specializzata in editoria multimediale, che da un paio d’anni è impegnata nel progetto Oberon: un sistema di identificazione, protezione e conservazione di file che di fatto sono opere d’arte. «L’uso del computer nell’arte – spiega Serena Mizzan, presidente di Prospero – non garantisce a sufficienza le opere così create.
La possibilità di riprodurle all’infinito, diffondendole nel web, toglie loro valore commerciale ed economico: come se invece di una Guernica sola del valore di decine di milioni ce ne fossero centinaia, tutte equivalenti all’originale. Ciascuna varrebbe pochi centesimi». È importante sottolineare che l'arte digitale non è una Cenerentola rispetto alle “vecchie” tele, solo perché realizzata al computer. Dietro all’opera c’è sempre l’anima di un artista, il cui lavoro va giustamente tutelato. Oltre all’unicità, c’è un altro problema: la conservazione di un elaborato creato anni fa con sistemi e tecnologie ora diventate obsolete.
Pensiamo a un disegno schizzato con i software degli anni Ottanta: è molto probabile che oggi non possa girare su nessuno dei comuni sistemi operativi, e che ciò lo condanni all’oblio. Che cosa si può fare? Si deve aggiornare il linguaggio per garantire all’opera di rimanere identica anche dopo vent’anni. «Bisogna capovolgere il tradizionale concetto di restauro – dice Mizzan – modificando l’opera affinché resti se stessa: si cambia il formato, si aggiustano i colori adeguandoli a quelli usati nei programmi odierni, tanto per fare un esempio. Con Oberon, in due anni di lavoro abbiamo realizzato un percorso che permette di catalogare l’opera; di identificare l’originale in modo univoco, mediante la sigillatura del file che impedisce di accedervi a chiunque non sia il proprietario; e abbiamo definito la modalità di conservazione lavorando sulle caratteristiche che i server devono possedere per scongiurare la distruzione dolosa o colposa dei file. Ora stiamo ultimando le procedure per garantire il restauro di queste opere ed entro il 2011 saremo pronti a inaugurare un centro di riferimento per l'arte digitale». I primi frutti di Oberon, che complessivamente costerà circa 300 mila Euro in ricerca e sviluppo, sono già visibili nella “catalogazione partecipata” realizzata in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, un archivio moderno di opere digitali visitabile nel sito del Sistema Informativo Regionale del Patrimonio Culturale (http://www.sirpac-fvg.org). (cri.se)